Il mito di abete e faggio

Nel marketing chi vuole venderti un prodotto ti dirà che ciò che ti sta proponendo sia il migliore.

Non ti dirà mai che quello degli altri è migliore del suo, nonostante oggi più che mai, un potenziale acquirente prima di comprare un prodotto si informa e si documenta.

Cosa fà il produttore o il rivenditore per vendere il suo prodotto? Fa promozione sulla materia prima, (promuove il suo prodotto indirettamente, in maniera “occulta” per capirci) facendo recensioni on line su blog, scrivendo su rubriche di settore, ecc..

Promuove e fa leva a suo piacimento su ciò che a lui interessa per spingere l’acquirente a comprare un prodotto piuttosto che un altro.

Nel caso specifico del pellet, cosa potrà dire il responsabile marketing di un impianto di pellet che dispone di un solo tipo di materia prima quale il pioppo e che produce un pellet chiaro piuttosto che scuro?

Naturalmente ti dirà che il pellet di pioppo, colore chiaro è il migliore.

Stessa cosa farà chi dispone di abete e chi dispone di faggio scuro piuttosto che chiaro.

La realtà è ben diversa; e allora sfatiamo questi miti:

1- L’ abete, brucia benissimo ma ha una resa bassissima. Di conseguenza per portare in temperatura una stufa avrà bisogno di più kg di pellet rispetto a quanto ne avrebbe bisogno utilizzando un pellet di puro faggio.

2- Anche il faggio brucia benissimo ha una resa altissima e di conseguenza consuma molto di meno rispetto all’abete. Peccato che, vista la sua durezza, sia impossibile produrlo.

La produzione di questo tipo di pellet comporta un’usura tale da rendere impossibile ogni tentativo di mettere sul mercato un pellet di puro faggio.

Ma ciò nonostante, spesso (ecco il ruolo di un responsabile marketing “truffaldello”) viene riportato sui sacchetti di pellet la scritta “puro Faggio”, quando tutti gli esperti del settore sanno benissimo che è impossibile produrre pellet al 100% di faggio.

3- Il colore del pellet, chiaro piuttosto che scuro, non è sinonimo di qualità.

La verità è che spesso nella produzione del pellet vengono usati degli sbiancanti quali l’amido di mais e in alcuni paesi dell’est Europa addirittura la candeggina in quantità ridotte che permettono di trasformare una materia prima scura per natura in un pellet chiaro.

E allora come orientarsi per acquistare un buon pellet?

Se il pellet è naturale potrebbe avere anche delle tonalità di colore LEGGERMENTE diverse tra una produzione ed un’altra.

Comunque, il miglior compromesso è un misto tra abete e faggio: “DURA DI PIÙ E BRUCIA BENE!

Citrea da 10 anni produce pellet ED IL SUO PELLET brucia bene grazie ad un bassissimo contenuto di ceneri ( 0.36% circa), dura di più grazie all’utilizzo di una buona percentuale di faggio ma soprattutto grazie al suo contenuto di umidità ampiamente al di sotto della media (circa il 6% – dato reale)
Il caratteristico colore del pellet Citrea è il marchio inconfondibile della sua provenienza, sinonimo di qualità e rispetto per l’ambiente.

Il pellet da noi prodotto è il frutto della lavorazione artigianale di legno vergine, ricavato dalle lavorazioni boschive controllate sui monti calabresi.

Grazie alle caratteristiche della materia prima utilizzata, il pellet Citrea ha un elevato potere calorifico che si traduce in un minor consumo da cui deriva un notevole risparmio per il consumatore finale.

Ecco perché Citrea ti fa risparmiare 1 sacco di Pellet ogni 5-6 sacchi di pellet di altre marche.